lunedì 4 maggio 2009

"MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO..." (di Giacomo Di Girolamo, redattore del Giornale di Sicilia)

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di

chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che

la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il

contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non

telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto

telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno

bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case

al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti,

peraltro ormai passati di moda.


Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei

calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del

premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette

no - stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera.

Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà,

che in questo momento, da italiano, io possa fare.


Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo

stereotipo dell´italiano generoso, del popolo pasticcione che ne

combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con

questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di

questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità,

purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi

sull´orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire,

stringendoci l´uno con l´altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione

autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.


Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi

coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo.

Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste

tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti,

per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E

quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io

dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che

attraversano l´economia del nostro Paese.

E nelle mie tasse c´è previsto anche il pagamento di tribunali che

dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e

dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse

pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce

a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.


C´è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a

visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato - come tutti gli

altri - da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n´era proprio bisogno?

Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha

parlato di "new town" e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e

al neologismo: "new town". Dove l´ha preso? Dove l´ha letto? Da quanto

tempo l´aveva in mente?


Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve

essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco

come nasce "new town". E´ un brand. Come la gomma del ponte.


Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura

Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che

"in questo momento serve l´unità di tutta la politica". Evviva. Ma io

non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di

politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti,

avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con

diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che

calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia.

Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che

non c´è.


Io non lo do, l´euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha

servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto

Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo

euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei

lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po´ dei loro risparmi

alle popolazioni terremotate.


Poi ci fu l´Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico

versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo

tutti come è andata. Dopo l´Irpinia ci fu l´Umbria, e San Giuliano, e

di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare

indifferente.


Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?

Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro:

comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle

scuole crollate a L´Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di

penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio

scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti

di sicurezza per farlo.


Ecco, nella nostra città, Marsala, c´è una scuola, la più popolosa,

l´Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è

un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza

rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha

speso quasi 7 milioni di euro d´affitto fino ad ora, per quella scuola,

dove - per dirne una - nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo

scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C´è una scala

Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il

controsoffitto in amianto.


Ecco, in quei milioni di euro c´è, annegato, con gli altri, anche

l´euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere

nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per

tornaconto.

Stavo per digitarlo, l´sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno

sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la

diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con

il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso

del canone per quella bestialità che avevano detto.


Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa

succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i

furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto

è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l´alibi per non

parlare d´altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la

maggioranza (tutta, anche quella che sta all´opposizione) perché c´è il

terremoto. Come l´11 Settembre, il terremoto e l´Abruzzo saranno il

paravento per giustificare tutto.


Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se

solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare

gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o

quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al

referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova

cosa che penso mi monta sempre più rabbia.


Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia,

il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio

diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia

dentro che diventa pianto, quando sento dire "in Giappone non sarebbe

successo", come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se

il know - how del Sol Levante fosse solo un´ esclusiva loro. Ogni

studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le

costruzioni. Glielo fanno dimenticare all´atto pratico.


E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel

frastuono della televisione non c´è neanche un poeta grande come

Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli

ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno

fatti morire di noia.

Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.

Come la natura quando muove la terra, d´altronde.


Giacomo Di Girolamo


dopo aver riflettuto molto, a avere analizzato  le parole scritte da questo giornalista, ho deciso di pubblicare questo articolo.

sono pienamente d' accordo, su ogni punto.

1 commento:

Una nana qualunque ha detto...

e che dire
sono d'accordo anche io

l'ammafiamento ci sta uccidendo tutti